Shanghai: Sono un serial killer

Sono un serial killer, lo confesso.

Mi piacciono tutte, grandi e piccole, appariscenti o insignificanti, rigogliose, piene, profumate. Le vedo, le imprigiono per un po’ in casa, le torturo immergendole nell’acqua o assetandole per settimane intere e poi poco alla volta le uccido.

Ma partiamo dall’inizio.

A Shanghai vanno forte le playdate pomeridiane dei bambini. Dalle 4 del pomeriggio alle 6 ci si trova a casa delle varie mamme a fare giocare i bambini. E’ un’usanza molto piacevole a dire il vero, i pargoli fanno i compiti tutti insieme senza troppe storie e poi si stravolgono di giochi prima di riportarli a casa stremati, sfamarli, cartonarli e imbustarli nel letto felici e contenti. Per noi immigrati della nuova generazione diventa un piacevole scambio culturale.

Ad esempio ti acculturi sulla merenda tipica dello stato di provenienza dell’ospite: noi italiani serviamo caffè e torte fatte in casa. Qui siamo tutte cuoche e pasticcere, prima di tutto perche’ il tempo libero bisogna pur ammazzarlo in qualche modo, poi i dolci asiatici tendenzialmente non sono buoni, perfetti nell’apparenza e insapori o nauseanti al gusto.

Le mamme coreane sono molto generose, in una tavola riccamente imbandita potete trovare alghe, creakers giganti che sanno di nuvole di gambero dolciastre, il super piccante e aglioso kimchi, pere e melone verde, dolci appiccicosi e caramelle.

Nelle case giapponesi gli onigiri (polpette di riso ripiene di carne o pesce, delle volte a forma triangolare avvolte in foglie di alga), dolci dai sapori e colori strani e spremute di frutta fresca.

Attenzione se andate dagli indonesiani, alle 4:30 loro cenano quindi vi serviranno satay (spiedini di carne), nasi goren (riso fritto con pollo e verdure)  e gado-gado (carne o tofu ricoperto di una salsa alle arachidi piccanti). Tutto buonissimo quindi se mai vi capitasse una merenda indonesiana vi consiglio di non pranzare prima. Dato che ci siete, saltate pure la colazione e la cena seguente.

Le mamme cinesi non sanno assolutamente cucinare quindi offrono abbondanti piatti di frutta abilmente affettata dalla Ayi e dolci ripieni di una marmellata di fagioli rossi. Capisco, sembra raccapricciante ma e’ squisita nella sua stranezza. Poi ovviamente l’immancabile tè: una tazzina molto piccola di acqua fumante condita con pezzettini di foglie verdi galleggianti. Io non sono una grande estimatrice del tè cinese, lo trovo a volte troppo delicato, cosi’ tanto da sembrare solo acqua calda, a volte troppo amaro. Ovviamente e’ impensabile “rovinarlo” con due gocce di limone, una punta di zucchero, anche di canna, o che so io…miele magari??… niente….cosi’ mi ritrovo ogni volta ipnotizzata dalle foglioline galleggianti, le guardo come un bambino guarderebbe un piatto fumante di spinaci, le sposto con il cucchiaino (cosa me lo danno a fare se non portano anche una bella chilata di dolcificante in polvere?) e inizio a fantasticare, ne leggo i fondi senza essere sul fondo, immagino che le simil alghe siano nuvole e vedo forme…toh guarda, un coniglio verde!!…e poi devo farlo, chiudo gli occhi e giu’ come una sciroppo per la tosse, una medicina anti dissenteria, una tisana dimagrante…trattengo un brivido e sorrido.

Ma non soffermiamoci troppo sulla merenda, sono sicura vorrete sapere chi ho ucciso. Come dice il  Maestro Hannibal Lecter: “noi desideriamo cio’ che vediamo ogni giorno Clarisse”. E proprio mentre sono intenta a spostare fogliame con il cucchiaino, a rosicchiare ali di pollo in salsa piccante, ad assaggiare frutti esotici sconosciuti succede…alzo gli occhi dal piatto e la vedo, meravigliosamente esposta nell’angolo più luminoso del salotto, in bella mostra nella sua provocante semplice nudita’: la pianta.

E pur sapendo che dovrei tacere, dovrei resistere all’impulso, dovrei dominare la voglia mi sento domandare con un filo di voce strozzata dall’emozione: “che piante e’?” ….la risposta non la sento neanche…fonsizia argulata, arisaema marantata, spatifillus….non me ne frega niente, la voglio!!!

Ma sono un serial killer con i contro cazzi, mica improvvisato, non la voglio uccidere davvero, mi piacerebbe che la nostra storia funzionasse, che si trovasse bene con me, che mi amasse come io amo lei, cosi’ prendo informazioni, quanta luce, quanta acqua, in che angolo della casa per il feng shui, ama i cani e i bambini, rame nel terriccio, fosforo, aulin granulare per i momenti difficili…sono pronta!! La fotografo, vorrei un selfie ma mi sembra troppo, potrebbe essere una prova, potrebbero catturarmi, corro al flower market, un’orgia di piante, colori e fiori profumati che cercano di distrarmi come le sirene con Ulisse. Mi sussurrano  nelle orecchie “Prendi me! Scegli me! Ama me!” come Meredith al suo Derek. Ma niente puo’ distrarmi da LEI. Spio sul cellulare la foto, corro fra le orchidee, mi infilo fra i ficus, scavalco un anthutium mollemente sdraiato al suolo e impudicamente svasato con le radici esposte in bella mostra, non degno di uno sguardo i fiori recisi (gia’ accoltellati da altri prima di me) e poi la vedo, fra una dracena e una dieffenbachia, timida, piccola, con le sue grandi foglie lucenti e ammiccanti.

45 RMB di pura felicita’ e appagamento.

Ora dorme, rannicchiata nella sua cella, non ha ancora urlato, inconsapevole del fatto che finira’ come le altre, racchiusa in un sacchetto dell’immondizia nero.

Peccato perche’ e’ proprio bella, ma da che mondo e mondo, un serial killer che si rispetti, ammazza quelle giovani e fighe, mica le cesse.

20160203_140445

LEI

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4 risposte a Shanghai: Sono un serial killer

  1. marialice portelli ha detto:

    sei un fenomeno!!!!!comunque se hai problemi rivolgiti all?agrimarket di aiello del friuli…..li troverai degli ottimi consigli su come far vivere rigogliosamente la tua bella pianta…..

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  2. maila ha detto:

    Beh volevi fare agraria e poi hai scelto un’altra strada … Pensa che strage hai evitato… Brava ! Bel blog 😘

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  3. hunajania ha detto:

    Ho amato la descrizione delle diverse tipologie di merende e voglio confessarti che io ho ucciso un cactus. Da allora mai più nessuna pianta è entrata nella mia vita, però.

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