Shanghai: Non Mi Piacciono I “Goodbyes”

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Da quando vivo a Shanghai Giugno e’ diventato un mese difficile.

Le scuole finiscono e tutti rientrano nei paesi di origine per le agognate ferie estive. Cosi’ si passano gli ultimi giorni andando in orridi fake market a comprare borse e felpe per parenti e amici, a fare valigie, a salutare amici. Il frigo che solitamente sembra sempre vuoto, inspiegabilmente si e’ trasformato in un orto magico in grado di autoprodurre cibo; ecco dei simpatici broccoli sperduti che spuntano dal cassetto delle verdure, uova burlone che giocano a nascondino dietro a lattine di birra, foglie di insalata travestite da geco appiccicate sul fondo.

Fra una recita di fine anno scolastico e una indispensabile pedicure prima della partenza, ci sono i farewell party. Pranzi, cene o feste alcooliche dove si saluta la famiglia che se ne va da Shanghai. Si beve tanto, si augura ogni bene, buona vita:

“Vedrai che vi troverete bene anche li” (se vanno in un posto di merda)

 “Dai almeno mangerete cose buone” (se rientrano in Italia)

“Fanculo ti odio”  (se vanno a New York o in Patagonia).

Voi direte, “potrebbe essere peggio. Potrebbe piovere” (Cit.)

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Infatti piove. Cazzo quanto piove a giugno. E fa caldo, quel caldo umido tipico dei film sulla guerra in Vietnam dove la camicia ti si pezza e i capelli ti si appiccicano alla faccia come alghe morte.

Questo Giugno in particolare rimarra’ scolpito indelebilmente nella mia memoria come uno dei peggiori.

Perche’ ad andarcene siamo noi.

E non ero preparata.

Non ero preparata a questa cosa difficile del dire addio.

Non mi piacciono i “goodbyes”.

Ho scoperto di essere una piangina. Fingo freddezza appena qualcuno mi saluta quasi fossi Elsa la regina dei ghiacci, perche’ se per sbaglio mi dice qualcosa, crollo. Non ne posso piu’ di questo magone in gola.

Non riesco a concentrarmi sulla nuova vita che ci aspetta ad Hong Kong. Non riesco a pensare all’estate italiana piena di amici, spritz aperol, parenti, sole e mare. Neanche il miraggio della bufala e del San Daniele riescono a lenire questa sensazione di tristezza che mi accompagna da mesi. E mi dispiace aver partecipato cosi superficialmente a tanti farewell party.

Scusate amici, non avevo capito.

Volenti o nolenti la vita da espatriato e’ piu’ intensa, piu’ veloce e carica di emozioni. Non te ne accorgi ma lentamente la citta’ ti entra dentro, abitudini nuove di cui  non riesci piu’ a fare a meno e che diventano parte di te, ti cambiano nel profondo. Sorrisi stranieri che ti scaldano, occhi a mandorla che ti scrutano, voci che ti parlano in lingue diverse, odori che si fissano nella memoria, amici che ti riempiono il cuore a tal punto da fare male.

E cosi piango.

Piango una bella mattina pensando che e’ l’ultima lezione di yoga che faro’ con Ganesh.

Piango pe20160615_121626rche’ e’ l’ultimo giorno di scuola e un maestro mi ferma e mi dice: “grazie per aver giocato con mio figlio a basket tutti i mercoledi pomeriggio”.

Piango appena mia figlia di cinque anni entra in classe e tutti la circondano per abbracciarla nel suo ultimo giorno di scuola.

Piango appena vedo tutte la mia vita inscatolata ed accatastata in un container.

Piango perche’ le mie amiche mi regalano un ciondolo a forma di dumpling e io lo stringo nella mano come fosse un diamante.

Piango perche’ Cecilia, un vulcano di amore e passione per la vita, ha per la prima volta in tre anni lo sguardo triste ogni volta che mi guarda.

Piango perche’ Josh la mia amica coreana mi stringe in un abbraccio che mi soffoca e non  mi lasci respirare.

Piango perche’ Caroline la mia amica canadese/cinese mi dice che le ho insegnato cosa vuol dire essere generosi.

Piango perche’ il Puma rientra a Torino e le sue lacrime non me lo aspettavo e fanno male come coltellate al petto.

Piango perche’ non riesco a piangere con Giovanna, pezzo di cuore, anche se vorrei piangere con lei per delle ore non lo faccio, allora piango da sola appena va via.

Mi accorgo solo adesso di quanto intensamente io abbia vissuto questi quattro anni.

“L’unica regola del viaggio e’: non tornare come sei partito. Torna diverso”.

E come si torna da un espatrio?

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2 comments

  1. Piango xche’ Maura, la mia Speciale Maura, amica,confidente, zia X le mie piccole, nn sarà a Shanghai al mio ritorno! Nn sarà più sul divano di casa a far chiacchera, nn sarà più nella mia cucina a prendere il caffè, nn sarà fuori scuola con il suo sorriso contagioso. X fortuna sarà comunque nella mia vita!

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