Uno Splendido Disastro – Quasi Recensione Di Un Libro

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Sulla metropolitana di Hong Kong tutti guardano il telefonino. A Shanghai era diverso, tanti, la maggior parte in effetti, facevano lo stesso, ma poi incontravi l’anziano che si limava le unghie, la signora che risucchiava i noodles da un sacchetto di plastica, il tizio del fake market che trasportava 1000 borse di Luis Vuitton compresse nel cellofan, quelli che dormivano con la ventosa attaccati al finestrino per non fare cadere la testa.

Hong Kong è più fighetta, quindi tutti con gli occhi incollati all’Iphone.

Ammetto lo faccio anch’io.  Ma essendo pure una gran lettrice, ho spesso la testa immersa nel Kindle.  L’altra settimana per la prima volta ho visto un signore leggere il Kindle…ci siamo sorrisi, riconosciuti, gli ultimi superstiti  umani  sulla metropolitana di Trappist – 1

Mi sarei dovuta sentire euforica come se avessi trovato lo stracchino al supermercato.  Avrei dovuto crogiolarmi nella consapevolezza di essere due e non più uno, come se distinguessi i lineamenti del viso di un amico che vive a Milano  in mezzo alla folla cinese che attraversa Time Square a Causeway Bay.

Invece no. Perché il Kindle non è un libro ma un oggetto tecnologico sensa spessore, peso, odore, copertina; un libro è un’altra cosa. Per caritá è comodo, lo porti ovunque, non pesa, puoi comprare libri ogni secondo, puoi leggere l’estratto prima di comprare. Per un expat è come aria fresca delle dolomiti.

Prima di convertirmi al Kindle caricavo la valigia di libri, invece che di parmigiano e salame. Passavo gli ultimi giorni delle vacanze italiane in libreria a scegliere, sfogliare e odorare le pagine, cercare di capire quanti libri, di che autori, di che genere avrei avuto bisogno per un anno intero. Mica facile. Così ho comprato tante cose che lucidamente non avrei mai comprato, ma l’idea di rimanere senza un libro da leggere con la voglia di leggere mi angosciava. Fra questi libri comprati “ad minchiam” ne ho trovato uno che non ho mai letto. L’ultimo rimasto, un superstite abbandonato nella polvere degli scaffali da tre anni. Mi illumino. Evvivaaaaaa! Mi vedo giá a sfrecciare per la cittá con un tomo di carta nella borsetta. Mi immagino le facce allibite degli hongkonghini. Giuro che metto nel cassetto il Kindle e mi ci butto a capofitto dentro queste pagine di carta stampata.

Lo prendo e lo guardo.  Jamie McGuire – Uno splendido disastro.

E che cazzo è?metro

Voglio dire, non l’ho comprato io dai…me lo avranno regalato. Eppure sulla copertina c’è appiccicato un bel bollino rosso con il prezzoscontato del 20% (ipercoop).

Mmmmhhhh. Leggo qua e lá. Ottime recensioni. Pessime recensioni. Scopro che la Jamie ha avuto talmente tanto successo con questo libro che poi ha scritto la trilogia del “disastro”:

  • Il mio disastro sei tu
  • Un disastro è per sempre
  • L’amore è un disastro

E poi, non avendone abbastanza, eccola produrre una nuova avvincente trilogia:

  • Uno splendido sbaglio
  • Un indimenticabile disastro
  • Il disastro siamo noi

Lo so lo so fra tutti sti disastri e sbagli viene da confondersi.  Deve essere un stato così anche per me… un  imperdonabile follia, un momento disastroso, un fortuito lancio nel carrello.

No dai stavo male….il primo libro di una trilogia romantica? Io che non ho mai neanche letto quella porno/erotica dei vari toni del grigio?

Io leggo Stephen King. Ogni volta che passo vicino ad un tombino lo salto, non si sa mai.

Jo Nesbo lo vorrei come vicino di casa.

Il libro romantico per eccellenza è Ti prendo e ti porto via del Nic (Ammaniti) e mi ha spezzato il cuore perché non mi aspettavo del romanticume qui…fango e sangue si, lacrime no. Maledetto Nic.

Parliamo di film: chili e chili di Tarantino, qualche foglia di super eroi vari (ammetto di aver guardato pure l’uomo formica…), Stranger Things, un gnocco possibilmente preso da Winterfell, e poi tutta la magia che trovate, Harry Potter, Star Wars, Hunger Games, possibilmente tutto mischiato e cotto nel vulcano di Mordor.

Il pranzo è servito.

Si beh, poi c’è Grey’s Anatomy…Derek…

……

Lasciatemi due minuti per riprendermi che sono ancora in lutto….

……

Torniamo al libro, ecco.

Il protagonista si chiama Travis. Super muscoloso, tatuato, tenebroso ma con un sorriso che ti stende, fa a botte per pagarsi il college, guida la Harley, ha un passato familiare inquietante, gliela danno tutte. Ovviamente per concludere il quadro della perfezione, è pure un genio a scuola. Prende sempre il massimo dei voti e non studia mai. Si innamora di lei, l’unica che apparentemente non lo vuole.

La protagonista si chiama Abby, ha 18 anni, è tutta casa /college, si veste con i cardigan rosa e mette le perle. Vive nel dormitorio del college con le amiche. Non la da via mai, non è una secchiona brufolosa come ci si potrebbe aspettare. Si fa dare ripetizioni di biologia da lui…figuriamoci. Fa la preziosa, ma se lui non le sta intorno si offende. Se lui ci prova si offende. Se lui va con un’altra si offende.

Faccio una breve riflessione… a 20 anni io vivevo con gli asini, andavo in giro in tuta e non con il cardigan rosa, passavo le serate al Porky’s, ridevo sguaiatamente, mi divertivo molto, dormivo poco, il più del tempo lo passavo giocando a basket.

Chi ci veniva a trovare doveva citofonare Famiglia Asini. Avevamo anche noi il nostro momento romantico, infatti  guardavamo una volta a settimana Dirty Dancing.

Ma non è come credete voi, nessuno piangeva, nessuno era innamorato del bel Patrick Swayze (anche se gnocco era gnocco), nessuna voleva fare la ballerina.

Mi spiego meglio.

 Quando fai parte di una squadra di basket, soprattutto se femminile, devi un po’ seguire, comprendere, accettare, tutte le manie, i cambi ormonali, le superstizioni di tutte le compagne. In più noi avevamo la Barso.

Barso Rambo Barsotti aveva tutti i riti propiziatori possibili e immaginabili utili secondo lei, a vincere il campionato, e doveva praticarli tutti prima di ogni singola partita. Per citarne alcune: consumava la stessa cena tutte le sere prima della gara. Sotto alla divisa ufficiale aveva una canotta giallo canarino di quando era alle medie, bucata e ricucita 1000 volte. Si tagliava le unghie con il tronchesino in spogliatoio durante il discorso del coach. Doveva prendersi il primo tiro da tre della partita e se lo metteva avremmo perso.

Rambo dormiva a casa Asini un paio di notti a settimana.  La convivenza con lei ci ha segnate.

La sera prima dell’inizio del campionato abbiamo mangiato gli spaghetti e ne abbiamo tirato uno sul soffitto per controllarne la cottura (per chi non lo sapesse, se lo spaghetto è al dente si appiccica al soffitto e non scende più…ma mai più). Alla fine del campionato sul soffitto c’era tutto il magazzino della Barilla.

La stessa fatidica sera guardammo Dirty Dancing. Vincemmo. Il film ci seguiva, a casa sul divano quando giocavamo ad Alessandria, sul pullman in viaggio quando si giocava in trasferta. Pure l’autista lo sapeva a memoria, dopo la sosta all’autogrill risalendo ci chiedeva se avevamo portato un cocomero.

cocomero

I fratelli Damato canticchiavano “I have the time of my lifeeeeee”.

Sgavicchia (il coach) bestemmiava.

Quando lo guardavamo in casa ci era concesso di distrarci un minimo, partitone a mercante in fiera, chiacchiere, risate. L’unica cosa obbligatoria era ballare a turno la canzone finale con Giangi. Anche qui, per farvi capire il livello di romanticismo, dovrei spiegarvi chi era Giangi.

Giangi era l’uomo di casa. Un po’ di tutte un po’ di nessuna. Chiariamoci, nessuna di noi ci è mai andata a letto. Lui era il fratellone. Il protettore. Stava li, nell’angolino del soggiorno, appoggiato alla tappezzeria marrone anni 70, mezzo nascosto dall’abete (non avevamo il ficus benjamin ma l’abere nano), pronto a scattare fuori in caso di pericolo e a salvarci. E sempre pronto a ballare. Sapeva fare un salto alla “ti fidi di me” invidiabile.

ti fidi

Quando Jhonny dice: “nessuno può mettere Baby in un angolo”  noi scattavamo a prendere Giangi dal suo angolo e via….balli sfrenati. Balli proibiti.

Vi parlerei anche dell’abete se avete tempo, poi giuro torno al libro.

Era Natale, non avevamo l’albero e nemmeno i soldi per comprarlo. Ma la pizzeria del dopo partita ne aveva due di fianco all’ingresso molto belli. Due abeti veri, nani, giá addobbati, interrati in splendidi vasi di cemento grigio con la scritta “all you need is love”. E cosa se ne fanno di due abeti loro?

E’ Natale, sharing is caring.

Essendo molto, ma molto occupate di giorno, una notte andammo  insieme al preparatore atletico e al suo capiente furgoncino a ritirare il nostro abete. I titolari della pizzeria lo avevano gentilmente lasciato fuori per noi, caricarlo sul furgoncino fu semplice, meno trascinarlo al quarto piano senza ascensore.

Nic: no cazzo ragazze vi fate male alla schiena.

Asini: Niiiiicccccccc. Aiutaci.

Nic: no cazzo ragazze se vi fate male mi licenziano.

Asini: Niiiiiccccccc, piantala e spingi da sotto.

Nic: siete tre asini.

Asini: hiiiiii hoooooo

Poi l’illuminazione. Il nostro vicino di casa, soprannominato Peo Pericoli per il monociglio, era un omone di 150 chili, ex galeotto, ladro di appartamenti, con un arsenale di armi sotto al letto, due dobermann (nel palazzo ovviamente non si potevano tenere cani) e un grosso debole per noi e il nostro caffè.

Asini: Andiamo a svegliare Peo.

Nic: no cazzo ragazze, Peo no….e se si arrabbia e ci spara?

Asini: Niiiiiicccccc, Peo ci ama.

Qualche ora dopo eccoci a sorseggiare caffè con Peo, il Nic, Giangi e l’abete nell’angolino del salotto. Merry Christmas girls.

Ma torniamo al libro. Prima della recensione vorrei condividere con voi qualche frase illuminante che potrebbe diventare una di quegli aforismi che tanto si condividono sui social con i tramonti e le palme:

“Con i capelli castani cortissimi e gli avambracci tatuati, emanava sesso e ribellione.”

“Prima di tutto ho dei principi. Non sono mai stato con una donna brutta. Mai. Secondo volevo venire a letto con te.”

“Non d

Sapete una cosa, ho cambiato idea, niente recensione del libro…leggetevelo.

Non sono mica Amazon io.

ps. vi allego una foto riproduttiva dell’angolo del salotto, con Giangi, l’abete e il vaso. Enjoy.

angolo

 

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