IL CIBO: una storia meravigliosa

Uno dei piaceri di vivere all’estero è avere delle amicizie internazionali. Trovare dei punti in comune con persone fisicamente, culturalmente ed etnicamente differenti da noi. Che poi non sono solo piccolo punti in comune, ma una miriade. Si crea un legame e la magia dell’amicizia ha inizio.

Le persone si scelgono per affinità non certo per cultura o razza. La lingua fa la differenza. Se si arriva a parlare bene la stessa lingua, qualunque essa sia, allora si riesce a stabilire un contatto, si riesce a conoscere veramente e a farsi conoscere per quello che siamo nel profondo, non per quello che appariamo. La comunicazione è tutto.

Per imparare qualcosa delle altre culture ci sono vari metodi: andare al museo e massacrarsi i maroni.

Leggere un libro di storia e fare finta che sia interessante, ma in realtà massacrarsi i maroni.

Fare domande all’amica di turno sulla situazione politica/economica del suo paese, fingersi interessata e massacrarsi a vicenda i maroni.

Oppure, passare dal cibo.

Ho imparato che ogni cultura si racconta attraverso il cibo. Ogni festa nazionale o religiosa ha il suo piatto tipico, ogni paese un dolce memorabile, ogni famiglia la ricetta tramandata dalla bisnonna, così come in Italia, questo succede in tutto il mondo. Ogni ricetta ha un profumo che riporta a galla un ricordo che sfocia in un racconto carico di emozioni.

Così a Shanghai ho insegnato alle mie amiche a fare il risotto con i porcini e la panna di mia mamma. Ho cercato di spiegare che la ricetta nazional-popolare dice una cosa ma il mio cuore un’altra. Il risotto va assolutamente fatto attaccare sul fondo. Perchè poi lo puoi grattare via con il cucchiaio e quella parte bruciacchiata e appiccicaticcia ha il profumo della mia mamma e il sapore della felicità.

baksoHo imparato da Eka, amica indonesiana, a cucinare la Bakso soup ovvero zuppa di polpette indonesiana. Ho così scoperto che anche in Indonesia gli ingredienti non si pesano ma si mettono a occhio, che più aglio fritto ci butti sopra più diventa buona, che le polpette teoricamente dovrebbero essere tutte rotonde e perfettamente uguali ma a noi venivano “strane”: con la coda come girini, piccole come biglie o grandi come palline da ping pong. Alla fine quelle con la coda erano le più divertenti e di conseguenza le più buone.

Ho imparato da Yookyung (detta Josh) a cucinare il Bulgogi koreano, una specie di spezzatino di manzo con verdure, dolciastro e pieno di zucchero bianco raffinato che noi abbiamo sostituito con chilate di pera frullata secondo la ricetta della tradizione familiare di Josh. E giuro che la carne con le pere frullate è deliziosa.

Ho imparato da Caroline, amica cinese cresciuta in Canada, la ricetta della cheese cake giapponese,  lei vuole aprire una pasticceria di dolci giapponesi (Marbu cakeshop, in caso diventasse  famosa, ricordatevelo!) e di colpo mi piace pure la cheese cake che di solito snobbo per le frolle.

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Eka, Josh, Io e Caroline

Qui ad Hong Kong ho condiviso gli gnocchi della nonna Pina. La particolaritá della ricetta di mia nonna non sta negli gnocchi in sè ma nella salsa, fatta con un “goccio” di concentrato di pomodoro e mezzo panetto di burro. Il sugo veniva arancione e ti colorava le labbra per due mesi, oltre ad innalzare il livello di colesterolo alle stelle. Ammetto che vedere le amiche asiatiche tutte infarinate con le labbra arancioni intente a imprimere il segno dei rebbi della forchetta sugli gnocchi solo perchè “così faceva la nonna Pina” è stato meraviglioso.

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Gwen, Akiko, Io, Mimi e gnocchi in progress….

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Da Akiko, amica giapponese, ho imparato ovviamente a fare il sushi. Qui il segreto è fare aria al riso con il ventaglio mentre lo si rigira con l’apposita paletta. E non scherzo.

Ieri io (italiana lombarda con sangue sardo nelle vene), Mimi (amica del Texas ma Vietnamita di origine) e Gwen (amica Newyorkese ma Giapponese di origine) siamo andate a Chungking Mansion a comprare cibo indiano.

Eravamo perse fra gli scaffali delle spezie indiane, Mimi alla ricerca di una particolare marca di non so quale erba, Gwen con il naso tuffato nei diversi barattoli di curry, io con in mano due tipi diversi di lenticchie gialle nella speranza di capire la differenza a furia di guardarle. Devo essermi concentrata talmente tanto che l’illuminazione mi è arrivata sotto forma di un distinto signore indiano di circa 60 anni.

“Buongiorno signorina, se mi permette, ed è interessata ovviamente, mi farebbe piacere spiegarle la differenza fra le due lenticchie che ha in mano.”

“Buongiorno, gliene sarei grata” super sorriso smagliante. Ero grata davvero.

“Mi permetto solo perchè ho tempo” guardando l’orologio, “ma solo se non la disturbo ed  è interessata ovviamente”

“Non mi disturba affatto, anzi, la prego…”

“Innanzi tutto, legga i nomi e li impari, per lo meno, almeno sa di cosa stiamo parlando. Ha fatto ricerca in internet prima di venire qui?”

“Emh…no…”

“Ah… queste che tiene nella mano destra sono Toor Dahl, più leggere da digerire. Queste altre che tiene nella sinistra sono Mung Dahl, creano molto gas nell’intestino”

Gwen mi sussurra  “prendi queste, non vuoi il gas nell’intestino mentre fai yoga, te lo dico io…”

“Si non voglio il gas nell’intestino mentre faccio yoga, prendo le Toor”

“Si ma dipende come le cucina poi, che ricetta vuole preparare?”

“Emh, non lo so ancora”

“Posso darle del tu signorina?”

“Certamente”

“Non hai studiato proprio niente allora!!!….se non ti è di disturbo, e solo se ti interessa ovviamente, posso darti la ricetta della mia famiglia per preparare le Tadka Dahl”

Mimi si illumina “yes yes yes siamo interessate” tirando fuori il cellulare pronta per prendere appunti.

“Innanzi tutto dovete sapere che Tadka significa esplosione. Questo perchè quando buttate le Dahl nell’olio bollente la cucina esplode. Ma non dovete farla esplodere davvero, ecco…”

Mi giro sorridendo alle mie amiche, lo adoro. Lui mi afferra il braccio e mi dice:

“Sei qui con me? No perchè se non ti interessa e non presti attenzione è inutile”

“No, no mi scusi, sono attenta…” inizia a montarmi l’ansia.

“Allora ripetimi la differenza fra Toor e Mung Dahl”

“Ma, mi interroga?”

Gwen soffoca una risata. Mimi mi incita a rispondere. Io mi sento 15 anni e ripeto la lezione, mi sudano le mani. Le amiche non suggeriscono ma lui sembra comunque soddisfatto.

“Allora, mettete le Toor Dahl in una pentola con l’acqua, fatele bollire a fuoco alto per dieci minuti e poi abbassate la fiamma. Sull’acqua si formerà della schiuma, dovete toglierla di volta in volta finchè non si forma più. Poi le lasciate cuocere per altri 20 minuti. Per controllare se è cotta ne prendi una fra le dita e la schiacci. Deve diventare come una crema fra le dita. Ma attenta! Se la cuoci troppo poi diventa un pastone immangiabile. Hai capito?”

“Si, si. Acqua calda, schiuma, acqua bassa, schiaccio”

“Ripeti bene”

Io ripeto bene.

“Se le cuoci troppo e viene un pasticcio poi non dare la colpa a me. Ma tu sei italiana e sai come fare.”

La spiegazione della ricetta con la sua interrogazione e la conseguente spesa degli ingredienti necessari si è protratta per altri 45 minuti. Alla fine è venuto fuori che il simpatico e gentile omino, Dr. Kranti, era un professore universitario con due lauree in matematica e fisica e un MBA in economia.

Una volta fuori dal negozio, il Professore ci dice:

“Ragazze questo è un posto pericoloso, non dovreste parlare con gli sconosciuti, succede che poi loro vi parlano di argomenti che vi interessano, vi incuriosiscono e poi vi dicono di seguirli per comprare qualcosa. Ecco non seguiteli. Ci sono persone che sembrano buone, gentili, distinte, ma sono davvero pericolose. Adesso seguitemi al piano superiore che vi porto a mangiare”

Noi:  “Ma certo Professore la seguiamo ovunque” come ipnotizzate.

Gwen sta per salire sulla scala e il Professore la ferma :

“Fidati, non la vuoi prendere quella scala. La scala giusta è da un’altra parte”

Noi ci fidiamo. Saliamo sulla scala giusta e lo ascoltiamo parlarci di Chungking Mansion e della sua storia a lungo. Sembra che il tempo si dilati quando parla.

Dopo la storia del posto che ci ospita ecco arrivare il turno dei ristoranti e della varietà del cibo in offerta.

La spiega dei ristoranti è durata 20 minuti, alla fine ha scelto lui dove farci mangiare. Era tutto buono e non siamo morte di dissenteria, ma quando ci ha lasciato abbiamo dovuto osservare cinque minuti di silenzio per riposare il cervello.

Di seguito la ricetta del Professore con i suoi suggerimenti, commenti e consigli fra parentesi. Sempre se siete attenti e vi interessa, ovviamente.

Enjoy.

TADKA DAHL

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Fare bollire le lenticchie gialle e schiumarle per il tempo indicato dal Professore (se siete stati attenti, se no, insomma, non sapete proprio niente!!)

Scolarle ma conservare l’acqua.

Prendere una pentola con il fondo spesso (tu che sei italiana sai…), mettere dell’olio (se ne metti tanto è più buono ma meno salutare, la scelta è tua) insieme ai semi di senape (usa quelli neri che sono più buoni).

Quando i semi sfrigolano la temperatura dell’olio è giusta (se ti distrai fai esplodere la cucina, da qui il nome della ricetta). Mettere semi di cumino, cipolla tritata a coltello (quella rossa o quella bionda sono uguali, non è vero che una è meglio dell’altra), aglio (poco, ma anche niente, a me non piace), pomodori freschi tagliati a cubetti (tu che sei italiana sai che si usano i pomodori freschi e non la salsa nel barattolo).

Lasciare insaporire 5 minuti e aggiungere le lenticchie con un po’ della loro acqua. Cuocere finchè l’acqua evapora e le lenticchie iniziano a esplodere in giro per la cucina. (Lasciarle brodose, in fin dei conti è una zuppa. E poi mangiare asciutto non fa bene, poi non vai in bagno e le lenticchie fanno gas….e tu non lo vuoi il gas nell’intestino)

Salare a piacere (chi non usa il sale si perde il gusto delle cose della vita).

Guarnire con prezzemolo fresco e peperoncino (se piace, ma se mangi qualcosa che produce gas, non vuoi anche aggiungere il peperoncino, fidati)

Mangiare caldo con pane indiano o riso bianco.

Buon appetito, anzi, बोन अप्पेतित

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Ps. Il professore fa ripetizioni di matematica, fisica, fisica quantistica, business, economia e computers. Per chi fosse interessato, ho il biglietto da visita. Se state attenti e solo se vi interessa, ovviamente, vi lascia anche qualche ricetta compresa nel prezzo.

 

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2 risposte a IL CIBO: una storia meravigliosa

  1. naturand ha detto:

    La prima parte di questo articolo mi ha fatto emozionare, quanta ragione hai. Che connessione, che storie, che emozioni e che ricordi nel cibo ❤

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  2. CesKoZ ha detto:

    Dalle tradizioni familiari internazionali alle lezioni di lenticchie e matematica. Bene così!

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