Maura E Il Fai Da Te

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 Oggi ho montato un letto.

Sono andata all’Ikea con Emma, abbiamo fatto il giro nella zona camere da letto e dopo aver valutato i vari modelli soppesando pregi, difetti, stabilità, dimensioni e colore della struttura, abbiamo scelto un meraviglioso MALM. Letto singolo bianco che è sempre di moda, testiera alta comoda per leggere, due bei cassettoni “porta segreti” che ho promesso di non aprire mai.

Dopo la struttura letto Emma si tuffa a peso morto su tutti i materassi in esposizione. Si molleggia, si stiracchia, prova a mettersi di lato e poi nella sua posizione preferita, a pancia in giù con il culo in alto. Non ho mai capito come faccia a dormire così. Alla fine la scelta cade su un materasso semirigido in schiuma, MAURANGER, non ho capito se è davvero il più comodo o se è stato scelto per assonanza con il nome della mamma.

Ci dirigiamo diligentemente verso lo scaffale 24 posto 9. La struttura del letto è composta da due scatoloni, uno super pesante rettangolare e uno lungo due metri. A fatica, rischiando di schiacciare Emma sotto la testiera ancora inscatolata del suo letto, riusciamo a caricare i due imballi sul carrellino.

“Emma leggi sul foglietto e dimmi dove troviamo il materasso.”

“Scaffale 26 posto 12.”

Solo che allo scaffale 26 posto 12 ci sono i materassi matrimoniali.

“Forse abbiamo sbagliato a scrivere il codice. Oppure lo hanno spostato. Facciamo il giro in queste due corsie Emma, vedi se trovi il cartello Mauranger da qualche parte.”

Ovviamente non lo troviamo. Finalmente compare un ragazzo in maglia gialla a righe blu, lo inseguiamo con il carrellino e scopriamo che i materassi vanno chiesti a lui. In realtà lo sapevo, mentre Emma saltellava sui letti ho letto il cartello da qualche parte e l’ho rimosso alla velocità della luce. Poco male, abbiamo tutto il necessario. Prima di andare alla cassa chiedo sorridendo:

“Scusa, tu che sei un esperto, dici che tutta questa roba mi ci sta sulla Panda?”

Il giovane ragazzo in maglia gialla a righe blu mi guarda come se guardasse una vecchia rincoglionita, poi guarda il carrello, poi mi riguarda sospirando, il suo viso si accartoccia e in tre secondi cambia espressione venti volte, mi sembra di scorrere velocemente le faccine di WhatsApp.

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Alla fine l’Emoji parla:

“Dovrebbe.”

Io ed Emma ci dirigiamo alla cassa perplesse, non siamo per niente tranquille adesso. Per sicurezza decidiamo di chiedere ad un altro Emoji in maglia gialla a righe blu. Ricordo che una volta la mia amica Laura Posadino mi disse che se chiedi con gentilezza, con un tono della voce pacato ma bisognoso, sorridendo e alzando il dito indice, nessuno ti può dire di NO. Parto alla carica, mi trasformo pure io nell’Emoji con il sorriso Durban’s ma con gli occhi tristi, alzo il ditino e dico:

“Mi scusi, gentilmente, potrebbe darmi una mano? Avrei bisogno di un consiglio esperto, se non la disturbo. Vorrei sapere se secondo lei queste cose mi ci stanno sulla Panda. Grazie. Per favore. Lei è molto gentile. Mi scusi di nuovo.”

L’Emoji con la faccia di merda, neanche guarda il carrello e con accento Friulano (per chi non sapesse com’è basta leggere la frase sottostante con la voce dell’Orso Yogi) borbotta:

“Provi. Se non ci sta fa il reso.”

Welcome in Friuli girl.

Arriviamo al parcheggio. Infilo a fatica il materasso nel bagagliaio, la struttura super pesante e rettangolare nei sedili dietro e quella lunga per traverso fra il lunotto posteriore e quello anteriore. Mi sento Wonder Woman. C’è solo un piccolo problema, non mi ci sta Emma.

La poveretta si accartoccia sotto gli scatoloni con la testa piegata ad un’angolazione che mi ricorda quella di Linda Blair nell’Esorcista.

Meno male che l’abbiamo presa sul ridere. Spariamo a palla Bruno Mars e cantiamo ridendo come matte muovendo le mani come rappers americani:

“Players, put yo’ pinky rings up to the moon
Girls, what y’all trying to do?”

Arrivate a casa mi accorgo subito di un piccolo particolare, mancano i cassettoni porta segreti (che andavano presi a parte) e mi sono scordata che in un letto ci vuole anche la rete a doghe (sono nata mora ma sono bionda dentro. Vacca Eva).

Evviva. Torno all’Ikea, stavolta da sola. Compro. Saluto i miei amici Emoji e riparto sfrecciando verso casa.

Apro i pacchi e decido di seguire alla lettera le istruzioni, mica di fare qualche cagata. Prendo cacciaviti e martello, metto i tappeti sotto i legni per non rigare il parquet.

Ora, stando ben attenti alle istruzioni, a questo punto mi servirebbe un amichetto con cui condividere questa meravigliosa esperienza del Fai Da Te. Non ce l’ho un amichetto a portata di mano. Dovrebbero venderlo. Un bel Buddy-Do-It-Yourself, potrebbe chiamarsi YSTÄVÄGAN, sarebbe utile.

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Posso farcela. Posso farcela. Posso farcela.

Inizio a incastrare, avvitare, brugolare (si dice?). Inizio a prenderci gusto. L’odore del compensato riempie la stanza. Adesso capisco come mai agli uomini piaccia tanto. Ogni vite che metti al posto giusto, ogni pezzo che aggiungi, ogni trave che sta su, ti innalza l’autostima. Testosterone a mille. Ce l’ho duro.

Però sono passate due ore. Sono lontana dalla fine, la sera si avvicina, sono tutta sudata e sta puzza di legno misto ascella non fa per me, sono pur sempre una donna.

Esco a prendere una boccata d’aria e lo vedo. Il mio amichetto. Il mio Buddy-Do-It-Yourself. Il mio YSTÄVÄGAN.

Marco, il mio vicino di casa.

Arriva con l’avvitatore elettrico. Un oggetto meraviglioso. Lo soppeso. Lo provo. Il testosterone va in circolo. Adesso voglio comprarmi una cassetta degli attrezzi come si deve, trapano, avvitatore elettrico, brugole, chiavi inglesi e tutto il necessario. Voglio fare la gara di chi ha il trapano più grosso, chi piscia più lontano e chi ce l’ha più lungo.

Il letto è meraviglioso.

Sono pronta per il prossimo passo verso il cambio di sesso: LA GRIGLIA.

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6 comments

  1. Mi fai morire … comunque sei avanti se hai protetto il parquet … non tutti ci pensano … ogni riferimento a cose o persone è puramente casuale

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