YOGA

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Lo so, è troppo tempo che non scrivo. Avrei da aggiornarvi sul mio Esperimento Sociologico, avrei da raccontarvi degli orridi scarafaggi giganti che infestano la mia casa, avrei da prendermi qualche ora libera e andare alla scoperta di angoli sperduti di Hong Kong, tipo salire su un traghetto, uscire dall’isola e andare a farmi leggere il futuro dalle chiromanti di Mong Kok.

Invece passo tutto il mio tempo e spendo tutte le mie energie nello Yoga. Quindi adesso ve ne parlo. Abbiate pazienza, al cuor non si comanda.

Prima di tutto una premessina che mi sta a cuore fare dopo aver letto i commenti e le atrocità sui vari social in seguito alla proporsta di Gentiloni di inserire lo yoga nelle scuole.

Lo yoga non è uno sport: quindi pensare di farlo insegnare ai maestri di ginnastica, per quanto bravi e preparati, sarebbe un gravissimo errore. Chi pratica solo la parte fisica dello yoga, non sta facendo yoga. Yoga siginifica unione, fra corpo (che deve essere sano e forte), mente (che deve essere tranquilla e bilanciata) e spirito (anima, subconscio, chiamatelo come credete).

Lo yoga non è associato a nessuna religione: quindi, di qualsiasi credo voi siate, state sereni. I Mantra religiosi non si insegnano ai bambini, i canti e tutti i vari suoni emessi servono a stimolare vibrazioni interne in varie parti del corpo, se tutto nell’universo pulsa e vibra, perchè non dovremmo farlo anche noi? Ad esempio il famoso “OM” pronunciato correttamente suona AUM. Il suono A parte dal primo Chakra (il Muladara) più o meno situato fra l’ano e la vagina e sale fino al plesso solare (ombelico), la U sale fino a far vibrare la gola e il palato. Infine la M sale fino al sesto chakra (Ajna situato in mezzo alle sopracciglia) e al settimo chakra (la fontanella sulla testa) per finire in un silenzio profondo, nell’immobilità fisica e mentale. Per fare un esempio semplice: quando ero incinta la mia ostetrica al corso pre-parto mi faceva aprire la bocca e pronunciare la lettera AAAA forte. Se provate vedrete che anche il primo Chakra si apre (l’ano, la vagina e il perineo si rilassano). Questo aiuta a non mandare in tensione gli addominali durante le contrazioni e a sentire meno dolore, nonchè a far vibrare l’addome e a far scendere il bambino più velocemente. Quindi, impariamo a cantare e vibrare che ci fa bene. Apriamo invece di chiudere, rilassiamo invece di contrarre, lasciamo andare invece di trattenere. Bellissimo.

 Lo yoga non spezza la schiena: ebbene sì, ho sentito anche questa. Nella pratica dello yoga non si fa solo stretching, ma si rinforzano anche i muscoli deboli ribilanciando la postura del corpo. Lo yoga non solo cura la schiena e tutti i dolori muscolo-scheletrici ma, se praticato quotidianamente previene un sacco di malattie quali: alta pressione, diabete, osteoporosi, malattie respiratorie e dell’apparato digestivo. Mi fermo qui per non diventare noiosa, ma l’elenco potrebbe essere infinito.

 

Lo yoga non è stare fermi a respirare: I bambini hanno bisogno di muoversi, mica di stare seduti. Questa è quella che mi ha fatto più ridere di tutte. Come lo yoga non è solo attività fisica, così non è solo meditazione. Ma imparare a respirare e a fare spazio nei propri pensieri per vedere le cose dalla giusta prospettiva non mi sembra sbagliato. Se impariamo a controllare il nostro respiro, le nostre emozioni i nostri pensieri, impareremo anche che non possiamo controllare quello degli altri. Accettazione. Let it go. Magari avremo meno uomini che danno fuoco alle donne solo per aver ricevuto un NO, meno ragazzini che si suicidano per aver sbagliato un esame all’università, meno frustrati incazzati che staccano le orecchie a morsi ai taxisti.

 

Per quanto riguarda me, ho iniziato a fare yoga 5 anni fa a Shanghai. Era un periodo difficile, il mio corpo era completamente bloccato, rigido, non mi apparteneva più. Ero molto “grigia”, sempre arrabbiata, urlavo con le bambine, avevo perso il mio bel sorriso, la mia gioia.

Un bel giorno la mia amica Giovanna mi dice:

“Domenica pomeriggio c’è uno workshop di presentazione sullo Yoga, andiamo?”

“Lo yoga? Sono una donna da basket io, lo Yoga è per sfigate.”

“Si beh, il tuo basket ti ha spezzato tre ginocchia e ne hai solo due. Vedi tu.”

“Si ma almeno è divertente…. Om om om…che roba è?”

“Ma dai! Proviamo! Lasciamo le bimbe ai papà e stiamo un po’ insieme. Vedrai che ci divertiamo. E poi l’istruttore è figo.”

“Se l’istruttore è figo va bene.”

Così in uno dei rari splendidi pomeriggi primaverili di Shanghai, eccoci sfrecciare per la città con gli scooter elettrici passando da Gubei a Jing’an, rischiando la vita ad ogni incrocio solo per fare yoga con il figo indiano, tale Ganesh.

Ganesh non aveva ancora un suo studio quindi il workshop e tutte le sue classi si svolgevano in un negozio di tappeti persiani. Questo faceva sì che mancassero tutte le attrezzature da yoga quali tappetini, blocchi, cuscini, cinghie, corde al muro, niente doccia o spogliatoio. Ognuno si doveva portare il proprio tappetino da yoga che veniva steso su meravigliosi tappeti di lana e seta colorati e filati con meticolosa precisione da abili mani. L’atmosfera della stanza era sempre carica di energia, la luce fioca delle candele accendeva le sfumature degli arazzi appesi ai muri di una calda tonalità ambrata, Ganesh era figo davvero.

Al di là della sua fighezza, Ganesh ha un sorriso che ti scalda il cuore, sorride proprio con tutti i muscoli della faccia, con tutti i suoi 700 denti bianchi splendenti, con gli occhi, con il cuore. La sua voce profonda trasmette passione per lo yoga ad ogni suono emesso, tutta la sua persona ha “spessore”. Quando entra in classe la sua Aura ti avvolge e tu non vedi più il bel ragazzo dai denti bianchi, vedi la persona. Una persona così meravigliosamente felice, calma e profonda da rallegrare lo spirito di chiunque lo incroci.

 

Così io e Giovanna passiamo tre ore ad ascoltare, a respirare, a muovere muscoli che non sappiamo di avere. Proviamo ad entrare in un mondo millenario ma per noi nuovo, sconosciuto. Mi sento inadeguata, scollegata, divisa in due. Solo lo stare seduta per terra con le gambe incrociate, ferma, mi fa andare via di testa. La mia schiena non sta dritta, figurarsi se riesco ad allungarla, girarla, piegarla tutto in una volta. Sono sempre in apnea, dovrei inspirare ed espirare dal naso, a ritmo con il movimento. Sembra banale, in realtà mi è impossibile. La testa continua a pensare: “cazzo piove e sono in scooter, cazzo che male alla schiena, chissà le bambine cosa stanno facendo, la puntata di Grey’s Anatomy di eri sera era una cagata pazzesca, ho fame”.

Poi per 20 miseri secondi (che forse erano solo due), riesco a respirare a ritmo con il mio corpo, riesco a concentrarmi su quello che sto facendo, riesco a rilassare un muscolo, ad allungarne un altro, chiudo gli  occhi e non perdo l’equilibrio, e magia delle magie mi sento bene. Mi sento una unica cosa, non divisa. Mi sento viva.

Grazie a quei 20 secondi ho iniziato a fare yoga. Ganesh è diventato un caro amico, il mio corpo, la mia mente e il mio spirito sono uniti, o per lo meno si parlano, non ho più mal di gola, non ho più male dalle ginocchia, sono un poco meno rigida di prima, mi sento piena di energie, ho molta più pazienza, faccio la cacca tutte le mattine.

L’elenco delle cose che sono cambiate è molto lungo e alquanto personale. Il bello dello yoga è che non esiste una linea di traguardo, non esiste uno scopo finale, è un percorso infinito che ogni giorno ci insegna qualcosa.

Adesso sono ad Hong Kong dove passo tutte le mie mattine al Centro Anahata Yoga dove studio, imparo, metto in pratica sul mio corpo, unisco, perdono, respiro, zittisco, faccio spazio, depuro, ripulisco, allungo, rinforzo, lascio andare, mi conosco. Ho scoperto di non essere perfetta, e la mia imperfezione mi piace un sacco!

Il resto del tempo lo passo ad insegnare yoga agli altri. E vi dico una cosa, la maggior parte delle volte, sono io che imparo. Di nuovo.

 

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