Le Isole Fiji

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Le Fiji sono un arcipelago di 333 isole paradisiache situato nel mezzo dell’Oceano Pacifico, lontane da tutto e tutti.

Le Fiji sono un arcipelago di 333 isole paradisiache situato a 36/45 ore di viaggio da Milano, con due scali.

Le Fiji sono un arcipelago di 333 isole paradisiache situato a dodici ore di fuso orario dall’Italia.

Le Fiji sono un arcipelago di 333 isole paradisiache raggiungibili con un volo che costa fra i 1600 e i 2500 euro.

Le Fiji sono un arcipelago di 333 isole paradisiache, purtroppo sono Inculandia e non ci si può andare.

Però, se vivi ad Hong Kong, con un volo diretto di dieci ore, solo cinque di fuso orario e 500 euro, Inculandia ci vai. Ed io ci sono andata.

Le Fiji mi hanno rapito il cuore. Quindi preparatevi ad un post lungo e pieno di entusiasmo, colori, sapori e Loloma (amore in fijiano). Prometto di essere ordinata nel racconto, di essere di aiuto a qualcuno che ci vuole andare ma anche di essere gli occhi e il cuore di chi non ci andrà mai. Ultima premessina, se cercate notizie sulla moneta locale, il clima tropicale e le precipitazioni medie mensili, le prese di corrente e la storia geo-politica dell’isola, compratevi la Lonely Planet, per tutto il resto, buona lettura!

FIJI TIME

Alle Fiji il tempo scorre diversamente, dimenticatevi l’orologio. Ve lo spiego meglio riportando parola per parola il dialogo avvenuto fra me e il mio amico Nox.

Io: Posso fare snorkeling adesso?

Nox: Solo fino all’ora di pranzo.

Io: A che ora si pranza?

Nox: Quando è pronto.

Io: Sì giusto. Ma, quando è pronto? Solo per sapere quanto tempo ho per fare snorkeling…

Nox: Il pranzo è pronto alla una Fiji time.

Io: …

Nox: Alle Fiji non crediamo nel tempo reale. Se dico che il pranzo è pronto alla una, può essere prima o può essere dopo. Sei nel Fiji Time, niente fretta, niente preoccupazioni!

Io: Allora vado in canoa, per lo snorkeling mi serve extra Fiji time.

Nox: Meglio….

LA BARRIERA CORALLINA, LE ISOLE E GLI ATOLLI

Le isole delle Fiji sono quasi tutte circondate dalla barriera corallina. Passeggiare sulle spiagge fa un effetto strano perchè non ci sono le onde e ci si rende conto che l’oceano, costantemente tiepido e calmo è un ecosistema che pullula di colori, di alghe, di animali, di vita, il tutto sotto ai nostri piedi.  Il ritmo della vita viene dettato dalle maree. Quando la marea è bassa si può passeggiare sul reef con apposite scarpine per non dilaniarsi i piedi, si pescano a mani nude i polipi, si saltano i serpenti marini (tantissimi) e si raccolgono i granchi. Quando la marea è alta si può fare il bagno, fare snorkeling ammirando i pesci e i coralli che fortunatamente in certi punti sono ancora colorati e vivi, o andare in canoa cercando di avvicinarsi il più possibile al reef per ammirare la potenza e la violenza delle onde che si infrangono in mezzo al mare. Avete presente il film Cast Away con Tom Hanks, quando lui cerca di lasciare l’isola e viene travolto dalle onde? Ecco, immaginatevi me, bruciata dal sole, sulla mia bella canoa Moana intenta a sfidare la potenza dell’oceano e una voce lontana che non urla:

“Vai Mau, sei forte, ce la fai! Sei invincibile!”

bensì: “Signora, ancora? Le ho già detto di non avvicinarsi al reef! È pericoloso! Basta! Domani niente canoa!”.

Accidenti ai bagnini di tutto il mondo. Mitch Buchannon non mi avrebbe mai tarpato le ali così. Comunque, l’isola di Cast Away si chiama Monuriki ed è qui alle Fiji nell’arcipelago delle isole Mamanuca che insieme all’arcipelago delle isole Yasawa sono quelle più vicine all’isola principale e facilmente raggiungibili anche in giornata. Visto? Qualche informazione utile questo blog la fornisce pure!

 

 I VILLAGGI E LA CERIMONIA DEL KAVA

A parte qualche città più grande delle altre (Nadi e Suva le maggiori) i fijiani normalmente vivono in villaggi composti da case di lamiera, una chiesa e una stanzona al centro del villaggio che serve per le cerimonie, i pranzi tutti insieme e le assemblee dei capi villaggio. Chiunque è benvenuto, l’importante è seguire le regole dell’etichetta locale. Innanzi tutto le donne devono avere le gambe coperte, nessuno deve indossare cappelli o occhiali da sole e cosa più importante di tutte, non bisogna toccare la testa a nessuno!

I fijiani infatti sono l’ultima popolazione sull’intero pianeta ad aver abbandonato il poco piacevole rituale del cannibalismo. I nemici sconfitti venivano allegramente serviti sui piatti da portata durante la cena per i festeggiamenti della vittoria. Si narra che durante il colonialismo inglese un prete cattolico venne accolto in un villaggio per “civilizzare” gli abitanti locali, insegnare le buone maniere e ovviamente convertire tutti al cristianesimo. La convivenza sembrava proseguire nella migliore delle maniere possibili, finchè il prete decise che era ora di battezzare il capo villaggio e gli toccò la testa. Pare che il prete fosse squisito.

Cannibalismo a parte, ogni persona saporita o meno è la benvenuta. Prima di tuffarsi nella vita fijiana però bisogna rendere omaggio al capo villaggio portando dei doni (caramelle, colori, giochi per i bambini sono le cose migliori, ma anche soldi e radici di Kava) e partecipare alla cerimonia di benvenuto.

I fijiani si fanno di Kava. La radice di Kava veniva usata come medicina, ha un effetto calmante, agisce sul cervello cambiando il ritmo delle onde cerebrali (come in Valium per intenderci), crea benessere, rilassamento muscolare e dipendenza (come la marijuana). La cerimonia del Kava viene eseguita ogni volta che qualche visitatore arriva nel villaggio. La radice viene fatta seccare, polverizzata e versata su un panno che viene immerso nell’acqua in una grossa ciotola di legno chiamata tanoa e strizzato più volte finchè l’acqua diventa grigia. A questo punto il capo villaggio immerge mezzo guscio di noce di cocco e beve, poi bevono tutti gli uomini presenti, ospiti compresi, poi le donne. Prima di bere bisogna battere le mani a coppetta una volta, emettendo un suono ovattato, urlare Bula! Bere tutto in un sorso, battere di nuovo le mani tre volte e urlare Bula! di nuovo. Il succo di kava non sa di succo d’arancia come vi dicono sghignazzando gli uomini del villaggio, ma di acqua sporca, fango e medicina cinese. Ma l’effetto è abbastanza immediato, le labbra iniziano a pizzicare, vi si stampa un bel sorriso chimico sul viso e la giornata è tutta in discesa!

A questo punto si può passeggiare per il villaggio. Tutti sono estremamente gentili e sorridenti, vivono in simbiosi con la loro isola, la mantengono pulita e sana, la sfruttano con rispetto. Ogni villaggio vive di quello che la terra intorno offre: coltivazione di piante e orti se il terreno è fertile, turismo se ci sono cascate o torrenti nei dintorni, artigianato del legno se i villaggi sono in montagna. I bambini sono dappertutto, giocano a rugby con le bottiglie di plastica vuote, si tuffano nei ruscelli dai rami, si arrampicano sulle rocce per nascondersi sotto alle cascate, giocano con foglie e fiori, lavano le mucche e i cavalli nei ruscelli, ballano e soprattutto ridono felici. Passare del tempo con i bambini fijiani riappacifica con il mondo, rasserena l’anima e cambia la prospettiva con cui guardiamo, giudichiamo e viviamo la vita. Credo che qualsiasi villaggio valga la pena di essere visitato. Dal canto mio ve ne suggerisco due. Uno è parte di una escursione organizzata chiamata Sigatoka River Safari, si attraversa tutto il fiume su un motoscafo (per altro molto divertente) con la piacevole compagnia di Capitan Finnie, fino ad arrivare al villaggio in mezzo alle montagne. Dopo l’immancabile cerimonia del Kava e la visita al villaggio si può pranzare qui con piatti semplici cucinati dalle donne e ballare e cantare abbracciando visi sorridenti e allegri.

Il secondo è il più semplice Biausevu Village dove si possono comprare manufatti artigianali di legno e conchiglie e tuffarsi dalle splendide cascate, ovviamente insieme ai bambini.

IL RUGBY

Il rugby qui non è uno sport ma una religione. Tutti giocano a rugby, tutti guardano il rugby, tutti tifano per la nazionale. In ogni villaggio, ogni minuto libero, ogni domenica la gente gioca a rugby, parla di rugby, vive di rugby. Con passione, allegria e sportività come dovrebbe essere sempre e ovunque. I Fijiani non smettono mai di insegnarci come vivere, pure nello sport.

 

POSTI IMPERDIBILI DOVE NESSUNO VA E INVECE DOVREBBE ANDARCI

Oltre alle spiagge e agli incredibili atolli un posto che consiglierei di vedere e nessuno vede è il Sigatoka Sand Dunes National Park. Le dune di sabbia si sono estese ed allargate fino a diventare delle vere e proprie colline che, inondate dalle abbondanti piogge si sono prima compattate e poi riempite di vegetazione. Durante il colonialismo inglese le dune di sabbia si stavano estendendo troppo verso il cuore dell’isola dando inizio ad una desertificazione che avrebbe letteralmente messo in ginocchio l’ecosistema locale. Cosí la regina fece importare migliaia di alberi dall’Inghilterra e fece “costruire” una foresta sulle dune per bloccare l’avanzamento della sabbia. L’esito finale è mozzafiato, oceano, sabbia e foresta si mischiano fra l’azzurro del cielo e l’aria satura di umidità. Qui per altro è dove la nazionale di Rugby fijiana si allenò prima di vincere la storica medaglia d’oro alle olimpiadi di Rio.

 

 

DIVERTIMENTI

Nei villaggi, che ve lo dico a fare, spesso non c’è la corrente e anche ci fosse, non c’è la televisione. La gente passa le serate fuori sulla strada a chiacchierare, ballare e ridere. Per divertirsi si fanno vari giochi, ovviamente scordatevi il Monopoli, il Risiko e il Cluedo. Qui ci si ammazza di corsa dei paguri. Prima di tutto si va in spiaggia a raccoglierli. Ognuno sceglie il proprio granchio da corsa dopo un’attenta analisi che valuta la forza muscolare, la dieta, i precedenti infortuni alle zampe, le gare vinte, se è un purosangue, le condizioni meteo, la durezza del terreno dove si svolge la gara, varie ed eventuali. Una volta individuato il nostro “campione” gli si mette la pettorina con il numero, che nel nostro caso per problemi di spazio non è altro che un numero scritto con un pennarello sulla conchiglia.

A questo punto si affigge il cartellone con i numeri, i nomi dei paguri, la provenienza e ovviamente quanti soldi sono stati scommessi. I paguri vengono messi in un secchiello al centro di un cerchio che viene alzato dal giudice nel momento dell’inizio della corsa. I primi tre granchi che tagliano il traguardo determinano l’ordine di arrivo sul podio.

La gentre impazzisce, applaude, urla Bula! Bula! Bula! per incitare il proprio granchio, l’emozione arriva alle stelle. Vi dico un segreto, i paguri sono lenti.

 

 

KOKODA

Il Kokoda (si pronuncia coconda) è il modo fijiano di cucinare la ceviche. Il pesce appena pescato viene pulito e fatto marinare nel succo di limone e lime. La particolarità di questo piatto è l’aggiunta del latte di cocco che viene direttamente spremuto con le mani strizzando la polpa di cocco. Una volta pronto il pesce basta aggiungerci della cipolla, del peperoncino, del cipollotto, l’immancabile coriandolo e sale. Una meraviglia.

VOCABOLARIO

Per finire, breve lezione di Fijiano.

Bula: che vuol dire ciao, ma anche vita. Si saluta sempre, tutti, chiunque incroci la nostra strada, con il sorriso sulle labbra e guardandosi negli occhi perchè qui nessuno ha il telefonino in mano. Qui si è connessi con la vita e con le persone e si vive nel presente, non in un mondo virtuale. Si dice buon giorno ma anche buona vita in una parola sola.

Kasikasi: granchio, mica che durante la corsa dei paguri non sapete come chiamare il vostro campione e perdete! Anche se io lo chiamavo Paguro Bernardo e sfrecciava come un fulmine….a voi la scelta del nome!

Kalo kalo: stella marina. Mentre passeggiavo sul reef mi si infilavano in mezzo ai piedi. E ogni volta stavo immobile a fissarle, rapita dalle intense sfumature di blu, dalla loro abilità nel cambiare forma per ancorarsi alle rocce in un abbraccio così naturale da commuovermi.

 

Ika: Pesce. Ce ne sono di ogni forma e colore. Il più strano che ho visto era a forma di scatola gialla, con gli occhi laterali come due sfere in fuori appoggiate nel posto sbagliato e una nuotata lenta e buffa. Giuro non ho mai visto un pesce a forma di parallelepipedo, sembrava una Fiat Multipla. Ho riso così tanto che mi è entrata l’acqua nel boccaglio e mi sono mezza soffocata. E così come adotto i cani brutti dal canile perchè non li vuole nessuno e mi fanno tenerezza, questo pesce me lo sarei portato a casa. L’ho chiamato Tristan, come Brad Pitt in vento di passioni. Bello e biondo.

Moce: si pronuncia Mothè con la lingua fra i denti. Arrivederci. Qui viene detto con il cuore, guardandosi negli occhi e intendendolo davvero. Voglio rivederti, magari la vita incrocerà di nuovo le nostre strade. Ecco la canzone Isa Lei che si canta alle Fiji quando un amico va via.

Vosota sara: Scusa. Che è sempre bene saperlo dire in tutte le lingue. Soprattutto saperlo dire.

Vinaka: Grazie.

Vinaka vaka levu: Grazie molto.

Yalo vinaka: Per favore.

Loloma: Amore. E qui di Loloma ne respirate in ogni angolo. Verso l’isola, l’oceano, la terra, il cielo, i tramonti, le persone.

Totoka: bello, gnocco, figo. Gli uomini portano la gonna e i fiori nei capelli e mai neanche per un secondo viene da pensare che siano gay. Sono tanta tanta roba.

Vi allego questo video documentario molto bello dove potete vedere le dune, la nazionale di rugby, il mare, qualche villaggio, dei meravigliosi sorrisi e un paio di totoka. Bula!

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