Esperimento Sociologico – Capitolo 3

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“Buongiorno signora, in quanti siete?”

“Sono sola.”

“Va bene questo tavolino nell’angolo?”

“Benissimo, grazie”

Mi guardo intorno. Il ristorante è pieno, tutti i tavolini piccoli sono occupati da persone sole che mangiano guardando il telefono. Tutti tranne quello accanto a me. Ci sta seduto un uomo sui quarant’anni che mi guarda il culo. Non distoglie lo sguardo nemmeno quando lo fisso spazientita. Anzi, mi sorride e mi chiede con gentilezza, mi correggo, chiede al mio culo con gentilezza:

“Ti va di farmi compagnia? Non mi piace mangiare da solo”.

“Oddio oddio sono l’esperimento sociologico di qualcun altro!” penso felice, “finirò nel blog di questo tizio come la rigidona che mangia sola e guarda lo smartphone oppure come la simpatica italiana che chiacchiera amabilmente con uno sconosciuto?”

“Perchè no, ti faccio compagnia volentieri!” mi sento rispondere con allegria.

Lui mi sorride, anzi, sorride al mio culo e gli dice: “meraviglioso!”

Per fortuna la cameriera si sposta, così posso ruotare il mio corpo di 45 gradi e appoggiare l’invitato a pranzo sulla sedia di fronte al mio commensale.

“Sai, sono appena arrivato ad Hong Kong e non conosco ancora nessuno a parte i miei due colleghi. Mi chiamo Maurice.”

Maurice ha una storia affascinante così come tante persone che si incontrano lontano da casa. Ve la racconto come me la ricordo, perché vi confesso che non stavo proprio prendendo appunti durante il pranzo. Originario della Giordania con padre di religione musulmana e madre ortodossa ha vissuto tutta l’infanzia e l’adolescenza in terra natia. Un bel giorno, stanco della pressione religiosa e della chiusura mentale del suo Paese ha deciso di trasferirsi in uno degli Stati più aperti, liberi ed accoglienti al mondo, il Canada. Qui ha fondato la sua piccola azienda i-tech che crescendo esponenzialmente negli ultimi dieci anni lo ha portato a lavorare a stretto contatto con la finanza, da qui il trasferimento ad Hong Kong. Qui ha un paio di amici, niente moglie e famiglia. Vive solo in un piccolo appartamento ad Admiralty ed ha capito subito che visti i prezzi gli conviene mangiare fuori piuttosto che fare la spesa e cucinare, che la città è estremamente piccola e che fare amicizia qui non è facile.

Arriviamo all’argomento donne. Le asiatiche sono facili, non c’è niente da fare. Ritrovarsi a vivere qui per un uomo single è come trasferirsi di colpo a Disneyland per un bambino. Ho riflettuto spesso invece sulla versione opposta della medaglia: quanto deve essere faticoso ritrovarsi qui da sole se si è una donna! Per mantenersi bisogna avere un certo stipendio e di conseguenza un lavoro adeguato, quindi va da sé che le donne espatriate single di Hong Kong sono tutt’altro che stupide. Ora, escludendo la parte asiatica maschile che si solito non incontra i nostri gusti, quello che rimane sono gli uomini sposati (che per la carità, spesso si rendono disponibili ma ci vuole una certa consapevolezza di che tipo di storia si va a delineare all’orizzonte) oppure quelli che si tuffano da una mutanda cinese all’altra pensando pure di essere dei gran seduttori. Povere noi!

Gli uomini single qui si divertono, tutti tranne il povero Maurice…

“A me non piacciono le asiatiche, sono troppo magre, senza curve e un po’ oche. A me piace la bellezza mediterranea, un bel culo pieno e sodo!”

Ah Maurice bello, m’ero pure accorta che ti piacciono i culi!

“Sono un uomo semplice, mi piace il cibo e il buon vino, una bella serata con una splendida donna a cui piace mangiare, ridere e fare sesso. Non mi piacciono le donne che non mangiano niente!”

Guardo nel mio piatto, allargo lentamente i pezzi di bambù ricoperti di semi di lino e girasole giusto per fargli capire che non mangio un cazzo neppure io.

“E poi sono fredde e rigide. Non come noi. Noi siamo mediterranei. Abbiamo tutta una marcia in più, siamo passionali! Guarda te! Una bella donna italiana, con quel sorriso e le curve! E poi lo yoga, sarai pure flessibile!”

Ma io mi chiedo, sembro sempre rigida e fredda a tutti, proprio a questo omino basso, con gli occhiali, la forfora sulle spalle e i denti giallognoli devo apparire come una tigre del ribaltabile? Ma dove diavolo è Patrick Dempsey quando serve?

Mi rimbombano nelle orecchie le parole della Tati:

“Attenta Talpa che prima o poi con questa storia dell’esperimento sociologico qualcuno ti fa il fiocco!”

Ma caro il mio Maurice, mi porto in giro questo culo ingombrante da anni, sarai mica il primo che cerca di farmi il fiocco.

“Maurice, stella mia, è stato davvero un pranzo ottimo e intellettualmente stimolante, ma devo andare!”

“Mi lasci il tuo numero? Così mi puoi mandare gli indirizzi dei siti per fare la spesa online. Sarai la mia prima amica di Hong Kong.”

“Fai che mi lasci tu il tuo, per i siti. Te li mando stasera“  sicuro proprio.

“Va bene, eccoti il mio numero 227X3YZ009. Posso baciarti?”

“Anche no, ma puoi offrirmi il pranzo. Scusa adesso scappo”.

E Maurice bello, dai retta a una mediterranea a cui piace il vino, il cibo, ridere, il sesso e lo yoga, buttati un po’ sul cinesume se no la trovi lunga.

 

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