Italia: Le Cascate di Cittiglio

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Lo so è tanto che non scrivo. Troppo. Due mesi in Italia per ricaricare le batterie. Due mesi di vacanze, cibo, amici, parenti, amore, sospiri, risate, sport, mare, visi, chiacchierate e pure qualche lacrimuccia. Due mesi di posti visitati.

Di cose ne sono successe tantissime: intense, inaspettate e in mezzo ad un mucchio di merda (scusate il francesismo) mi sono sentita estremamente viva, felice ed amata. È proprio vero che la vita non si programma, non ci sono file Excel con tempi e date, eventi, frasi, persone da mettere in una colonna. La vita è più un oceano in movimento, un frullatore Girmi, un temporale estivo. Quest’anno ho deciso di chiudere l’ombrello e buttarmi sotto al temporale, lasciarmi inzuppare e spostare dal vento, che vivere in difesa è troppo faticoso.

Voi direte, che cosa diavolo c’entra tutto ciò con le cascate? Eppure c’entra, perché l’anno scorso non ci sarei mai andata da sola alle cascate, quest’anno andrei a scalare l’Everest in solitaria. Bando alle ciance e veniamo al sodo.

Dormo in roulotte al lago e di notte un temporale di quelli tosti abbatte alberi, mi tiene sveglia ma quel che conta è che rinfresca l’aria che effettivamente era al quanto torrida, pure per me abituata alla caldazza asiatica.

Mi sveglio frizzante. Tempo perfetto per il giro del lago. Mi vesto, aggiusto la sella della mountain bike di Frenky, riempio la borraccia, metto il caschetto…per la miseria, non ho portato le Nike. Ho messo in valigia due paia di scarpe con il tacco e ho scordato le Nike. Ma cosa pensavo di fare? Dove pensavo di andare? Cosa mi sta prendendo? Bisognerebbe guardarsi allo specchio trenta minuti ogni mattina e ricordarsi chi siamo prima di uscire di casa, fare cose, prendere decisioni, parlare, infilare scarpe taccate in borse da viaggio.

Rubo le scarpe a mia mamma, strette, scomode e pure brutte (che l’estetica vuole la sua parte anche pedalando sudate) ma non mi aspetto di incontrare Patrick Dempsey a Comabbio.

Parto, pedalo, sudo. Mi fermo a scattare qualche foto. Questo giro è davvero rilassante, ha dei panorami fenomenali. Ma non mi basta. Torno insoddisfatta. Oggi ho energie da spendere, fantasmi da lasciare alle spalle, sfide da vincere. Il mio amico Max mi suggerisce di andare alle cascate:

Max: “Prendi il sentiero delle cascate”

Io: “Come lo prendo?”

Max: “Come lo prendo cosa? Saprai bene come prenderlo” emoji con la linguaccia

Io: “Idiota”

Max: “Canide”

Io: “Devo camminare tanto?”

Max: “Non tanto, ma impervio. Ma arrivi e ti butti sotto la cascata”

Io: “Allora vado” emoji con gli occhiali

Max: “Spettacolo!!!!!”

Io: “Metto il costume?”

Max: “Yes, acqua gelata”

Io: “Sto cazzo allora”

Max: “Ma con sto caldo ci sta”

Io: “Puccio i piedini”

Max: “CRISTO!! Va dentro! Sei tutta Zen, non senti freddo!”

Io: “Zen una sega, sento freddo pure in piscina”

Max: “Sei un cane”

Direi che il resto della chat poco importa.

Mi accorgo di non avere uno zainetto dove infilare l’asciugamano e l’acqua. Ho portato le borsette, le collane, le scarpe con i tacchi e non lo zaino da camminata. Dio mi fulmini se commetterò di nuovo l’errore di pensare di essere una donna fashion invece che me stessa.

Vado dalla mia amica Claudia, poco fashion pure lei, molto sportiva, donna meravigliosa e vicina di roulotte.

Io: “Cloddy hai mica uno zainetto?”

Claudia: “Mmmmhhh ho portato tutto a casa…prova a vedere se questo di mia figlia rosa ti va bene…”

Io: “Perfetto. Non le dispiace?”

Claudia: “Ma no figurati! Aspetta che ti levo il cagnolino appeso al manico”

Io: “Si che magari lo perdo e ci rimane male”

Claudia: “Ma non per quello! E’che magari ti si impiglia da qualche parte”

Io: “Ma no! Vado solo a camminare in montagna, niente di che…”

Claudia: “Si e io ci credo… chissà quale nuovo sport estremo stai andando a fare…da sola…stai attenta. Non so come fai. Ma hai il telefono? Qualcuno sa dove vai?”

Io: “Ahahah Claudia stai serena, vado solo a passeggiare”

Claudia: “Si va bè, stai attenta”

Infilo tutto il necessario nello zainetto di Hello Kitty che con le scarpe merdose sta una favola. Parto. Trovare Cittiglio con il navigatore è semplice. Arrivare alla prima cascata ancora di più. Il posto è una favola, ci sono famiglie con cani e bambini accasciati sui sassi a fare merenda, vecchietti con i piedi a mollo e un sacco di tedeschi. L’acqua è ghiacciata, aveva ragione Max, arrivo fino a metà cosce e poi non ce la faccio, Zen una sega, lo avevo detto io. Vorrei tanto andare alla seconda cascata ma non trovo il sentiero.

Vedo un ragazzino con il costume rosso, i basettoni e i baffi a manubrio alla Poirot appollaiato su una roccia, mi ispira fiducia e simpatia:

Io: “Scusa, sai dirmi dove si sale per la seconda cascata?” sorrido.

Poirot: “Scusi Signora, ma è davvero una salita impegnativa…” mi guarda le scarpe e lo zainetto.

Signora???? SIGNORAAAAAAAA???

Io: “Senti Poirot de noialtri, ti ho chiesto dov’è mica com’è” non sorrido più.

Poirot: “Eh, si mi scusi, parte da lì, in mezzo ai rovi…ma, va da sola?”

Io: “Grazie. No, no, siamo io e i miei 15 amichetti immaginari” sorrido di nuovo. Lo avevo detto che oggi non mi sento Zen.

Allargo i rovi e trovo il sentiero, la salita è davvero impervia, ci si deve arrampicare sulle rocce, mi graffio tutta con le ortiche e mi scivolano i piedi continuamente. Arrivo in un punto dove bisogna arrampicarsi tenendosi ad una corda. Inizio a pensare che Poirot avesse ragione, da sola non è proprio una passeggiata. Il problema vero è che nel bosco il temporale di stanotte ha spezzato un sacco di alberi che sono da scavalcare, il sentiero è stretto, bagnato, scivoloso con da un lato rovi e dall’altro il precipizio. Scivolo un paio di volte, mi aggrappo a piante urticanti, sbuffo.

Arrivo alla seconda cordata. Sono intenta a salire per la roccia quando lo vedo! Nascosto fra i cespugli in agguato c’è un serial killer. Sta fermo fermino il furbetto. Potrebbe sembrare uno che fa la cacca, ma a me non mi si inganna. È pure nero e il mio amicone Matteo dice in tutti i telegiornali che i neri sono cattivi. Sto ferma appesa alla corda per un minuto buono valutando la situazione. Poi il colpo di genio. Mi allungo con una mano verso la boscaglia lasciando la presa e rischiando di precipitare giù e di spiaccicarmi in mezzo alle rocce, raccolgo un ramo grosso e glielo tiro. Che poi ripensandoci, se è uno che fa la cacca magari ci rimane male ad essere colpito in testa da un ramo scagliato da una signora con le scarpe di merda e lo zaino di Hello Kitty, se è un serial killer invece si eccita pure. Fortunatamente era un cumulo di legni. Vi ringrazio per la comprensione e l’empatia, vi chiedo solo di non commentare il fatto, lo so già da me…

Continuo la scarpinata, mi incastro con lo zaino nei rovi e rido, rido tantissimo da sola, non riesco a districarmi e penso all’orsetto e a Claudia e mi scompiscio dalle risate. Penso che non posso morire qui in solitaria, che mi ritroveranno fra tre giorni con ste scarpe di merda e lo zaino rosa, non ho neanche l’intimo sexi di pizzo addosso, e poi sento il rumore dell’acqua, ci sono quasi, devo solo dare due strappi di spalle senza scivolare e senza mollare la corda e ci sono… strack. Evviva. Libera.

Sono qui sola soletta, via le scarpe, via lo zaino, via i vestiti. Medito in questo posto meraviglioso. Faccio pace con i fantasmi, con il serial killer e con Poirot.

Inspiro ed espiro. E mi tuffo. Perché alla fine un po’ Zen lo sono davvero.

Namaste.

 

 

 

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