Hong Kong: Ombrelli

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Piove.

In estate ad Hong Kong piove. Monsoni, tifoni, piogge estive, temporali, pioggia ambra, rossa e nera. Ce le abbiamo tutte, una dietro l’altra.

Per stare sul pezzo con i colori delle piogge, gli allagamenti, la chiusura delle scuole e tutto quanto comporta vivere in un posto con un clima di merda, ci sono vari mezzi di comunicazione fra cui:

  1. L’applicazione dell’osservatorio di Hong Kong che manda avvisi inquietanti di calamità naturali ogni dieci minuti e che io ho mutificato e ovviamente non consulto mai.
  2. Gli sms della scuola che avvisano sulle condizioni delle strade, i ritardi dello scuolabus e l’eventuale chiusura, che io leggo in ritardo (chi legge gli sms nel 2018?).
  3. Il buon senso (che io non ho).
  4. Gli avvisi fuori dall’ascensore. Un palo alto e dorato con una scritta verde a prova di stupido che come un segnale lampeggiante ti dice: “non andare, non andare, stai a casa, mettiti delle scarpe decenti, sei un’idiota”. Lo snobbo alla grande.
  5. L’omino fuori dall’ascensore, il portiere, il custode, lui. Il mio salvatore. La mia applicazione personale, il mio Giuliacci, l’uomo che mi scorta al taxi con l’ombrello. L’unico che mi convince a rientrare in casa per cambiare le scarpe. Il mio eroe.

Ecco, oggi lui non c’era. Sono uscita con i sandali e senza ombrello perché “non può piovere per sempre” e io nella borsa ho messo gli occhiali da sole.

Così sono qui con i piedi zuppi, bagnata fino alle mutande, a comprare l’ennesimo ombrellino. Ne avrò 100 a casa, per non parlare del fondo delle borse foderato di preservativi da ombrellino pieghevole di tutti i colori, collezionati nei secoli dei secoli e mai ri-infilati.

“Prendo questo azzurrino con i fiorellini” penso, “almeno è allegro”.

Invece no, era l’ombrello di Dumbo. Vaffanculo.

 

 

 

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