Le Azioni Parlanti

Posted by

“L’amore è un film muto: togli il volume e concentrati sui gesti.”

Massimo Gramellini

Ci penso da un anno a questa cosa delle azioni parlanti. Gramellini lo spiega bene nel suo libro, io cercherò di farvi un sunto. Togliamo il volume alle parole e guardiamo le espressioni, le azioni e i gesti delle persone che ci stanno intorno. Se qualcuno ci dice “Ti amo” ogni momento ma poi è assente, ci tratta come fossimo un mobile comprato e messo nell’angolino della stanza (luminoso e arieggiato, ma sempre di un angolino si tratta) ecco, forse non è amore. A volume abbassato le sue labbra potrebbero aver pronunciato qualsiasi cosa invece che ti amo, tipo: “stirami la camicia” oppure “ho fame di pizza” oppure “mi fa male un piede”.

Se una persona ci dice “voglio esserci per te” e poi non risponde ai messaggi, non chiama mai, ha sempre altro da fare, nel momento del bisogno non corre, ecco a volume abbassato la frase si trasforma in “ci vediamo se ho tempo” oppure “mi piace il colore blu”.

Se una persona ci dice “vaffanculo” urlando ma si fa 10000 chilometri a nuoto per dircelo, a volume abbassato vedremmo quanta passione e amore ci mette nel suo gesto.

Il mio psicologo mi ha fatto vedere la cosa al contrario. Se io continuo a dire che una cosa non mi va bene, urlando, piangendo, scrivendo, ma continuo a farla, forse a volume abbassato sto comunicando il contrario.

È un anno che cerco di agire in base a quello che sento nel cuore e a quello che dico, e cerco anche di guardare le azioni parlanti altrui. È un esercizio faticoso perché a guardare le azioni spesso ci rimango male, ma quanta sostanza e verità salta fuori!

Ecco allora una delle azioni parlanti più meravigliose che mi sia capitata di vedere, vorrei condividerla con voi perché sia chiaro a tutti che se si vuole, si può.

Valerio è un mio amico. Ha perso la mamma quando era bambino e gli è rimasto un groppo nella gola che non va ne su ne giù. Ha vissuto, è cresciuto, si è divertito, ma non parla a nessuno della sua mamma, di come è morta, di quali ricordi conserva di lei, di come si è sentito devastato senza di lei, di come si sente in debito con la vita. Crescendo è diventato un uomo meraviglioso, sensibile e vitale, ma insicuro. Sembra quasi che si aspetti che le cose belle gli vengano portate via, che un po’ se lo merita, che non vale tanto.

Valerio è un amico meraviglioso e si è innamorato di Luca.

Luca dal canto suo è cresciuto celando ai suoi cari di essere gay. Ha vissuto la sua vita nascosto, forse per paura di essere giudicato o per paura di non essere più amato, non lo so. Credo che sia così per tutti, quando decidiamo di mostrare chi siamo veramente e apriamo il nostro cuore a qualcuno, la possibilità di non essere amati ed accettati per quello che siamo è spaventosa, quindi non ci sveliamo. Luca è un uomo fatto e finito, meravigliosamente divertente, allegro, ipocondriaco, che si prende cura dei suoi genitore anziani con amore e delicatezza.

Poco fa è successo un fatto triste, il papà di Valerio è morto dopo una lunga malattia. Valerio ha sofferto, come tutti in una situazione del genere. Ma la morte del padre ha mosso dentro di lui questo blocco della mamma, nascosto e sotterrato ma sempre presente. Così Valerio prende dei calmanti, un po’ troppi, e ha una crisi di nervi. Luca lascia l’ufficio e corre da lui. Lo trova sconvolto in lacrime e lo lascia parlare. E Valerio finalmente parla e parla e racconta cose viste e sentimenti vissuti e dolore paralizzante che un bambino non dovrebbe mai provare.

Luca ascolta, vorrebbe che Valerio tirasse fuori tutto ma sa che per queste cose ci vuole tempo, pazienza e amore, che questa si spera sia solo l’inizio dell’apertura, che non ci sono cose che può dire per fare sentire meglio Valerio, per farlo sentire amato. Ma ci sono cose che può fare. Azioni parlanti.

Così ci pensa su per due giorni interi e poi parte l’azione. Esce di casa, va a trovare i suoi genitori e gli dice:

“Sapete, Valerio non è solo un amico, è l’uomo che amo e che voglio avere accanto a me per tutta la vita. Non solo lo amo, ma lo voglio sposare”.

Poi esce e telefona a Valerio e glielo racconta come dicesse: “andiamo a mangiare un gelato?”

E questa signore e signori, è l’azione parlante che contiene in sé una forza e un amore che non credo di aver mai visto prima, sicuramente molto più potente e vera di qualunque cosa detta a volume alto.

La prossima volta che vi dicono: “non è che non voglio ma non posso” abbassate il volume e fatevi una risata pensando a Valerio e Luca.

Io intanto preparo un vestito esagerato per il matrimonio, con cappello e guanti ovviamente.

 

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *