Dolcetto o Scherzetto?

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Per noi italiani Halloween non è altro che una versione mostruosa di carnevale. Ci si traveste da Vampiro invece che da Arlecchino, ci si trucca da strega invece che da principessa, si mangiano caramelle zuccherose invece che chiacchiere e frittelle, il gioco è presto fatto.

Ma per la comunità americana, Halloween è una cosa seria. A parte la sera del 31 ottobre, è tutto l’eccitamento e la preparazione dei giorni prima che mi piace. Credo sia legata alla memoria dell’infanzia che ognuno si porta dentro. Per esempio, la mia festa preferita è quella dei morti. Non per la festa in sé ovviamente che un po’ triste lo è, ma per la Maura bambina.

Faceva freddo una volta a novembre (ma tanto freddo!) e noi aspettavamo che venisse buio per andare al cimitero perché mio papà lo trovava molto più suggestivo. La nebbia fra le tombe illuminate da mille lumini e candele, l’odore pungente dei fiori, la gente che camminava silenziosa fra le statue del cimitero monumentale di Legnano, il fiato caldo che faceva nuvole di fumo nell’aria ghiacciata. E poi la fiera e le giostre, quelle paurose ovviamente. Il castello stregato e le montagne russe che facevamo con i guanti di lana e il passamontagna per non congelarci le mani e la faccia ma che non impedivano agli occhi di produrre una scia di lacrime ghiacciate sulla guancia. E poi il panino wurstel e crauti con tanta senape mangiato in piedi con le gambe divaricate e il busto piegato in avanti per non sbrodolarsi i cappotti (una volta avevamo i cappotti, non i giubbotti). La frittella unta, il torrone al cioccolato comprato sempre e solo al bancone del Diavolo del Torrone, il pesce rosso vinto ogni anno per noi da mio papà che lanciava palline colorate dentro brocche piene d’acqua all’infinito, finché non ci regalavano il pesce. Insomma, l’odore di fritto misto zucchero, la nebbia, il freddo, le luci accecanti, i laser, le auto scontro, i tamarri, le castagne, le sirene delle giostre, le urla, la musica assordante, le mamme che ti infilano il passeggino nelle ginocchia. Tutto mi ricorda la gioia e l’eccitamento della giornata e mi rende felice.

Ecco, per la festa di Halloween a me manca la memoria dell’infanzia. Io non trovo nessuna connessione con la mia vita e questa celebrazione americana. Ma viviamo in Asia da tanto tempo e volenti o nolenti le bambine sono esposte a feste non nostre e io mi sento in dovere di aiutarle a costruire qualche memoria felice, anche se non la capisco.

Così mi ritrovo a sorseggiare improbabili bevande dolciastre alla zucca, a bere cioccolata calda con marshmallows galleggianti, a intagliare zucche giganti a forma di lanterna (tirando infinite bestemmie nella mia testa ogni due secondi ma sorridendo allegramente fuori). Sulla porta ci sono ragnatele, scheletri e fantasmi, le unghie sono dipinte di nero, alla televisione guardiamo Hotel Transilvania 1, 2 e 3 a ripetizione da 15 giorni.

Che poi niente, ogni volta che penso alla zucca mi vengono in mente i ravioli  annegati nel formaggio fuso e nel burro, non la zucca frullata da bere….mah.

Non bastasse tutto ciò, la scuola vuole che vengano fatte varie attività creative con i propri bambini per costruire qualcosa insieme, per rafforzare il legame con i propri figli, per condividere un momento felice e creare memorie famigliari. Perdio.

Emma deve progettare e costruire il suo costume di Halloween, che non deve essere troppo spaventoso e non deve avere sangue o armi o cose violente che sembra uno scherzo detto da una nazione che ha più armi che persone. Dolcetto o scherzetto appunto. Quindi ecco qui il nostro splendido capolavoro, costume da “scena del crimine” fronte/retro dove l’arma del delitto è stata incellofanata per non dare nell’occhio e dove la vittima non perde sangue. È morta così, sorridente, probabilmente di mal di pancia dovuto a un surplus di caramelle/porcheria, un picco glicemico, carenza di sonno, storta alla caviglia, un colpo. Forse un’emorragia interna. Il sangue è dentro: c’è ma non si vede.

Nene dal canto suo deve decorare una zucca gigante e trasformarla, manco fosse la Fata Turchina, da ortaggio a personaggio del suo libro preferito, che non è una favola di Gianni Rodari ma il più complicato Prosciutto e uova verdi del famigerato Dr. Seuss. Vi dico solo che mi sono scottata le dita con la colla a caldo una decina di volte e che la pistola che la spara la vorrei infilare in qualche posto brutto a qualcuno…ah no, sono una mamma felice e adoro fare i lavoretti.

”Accidenti mi sono scottata, aspetta che metto il Prep amore e torno subito a incollare con gioia e buonumore le orecchie di Nando detto Ferdi”.

Finalmente è arrivato il 31 ottobre. Finite le feste a scuola possiamo andare in giro a suonare i campanelli dei vicini e mangiare dolciumi pieni di coloranti, zuccheri raffinati e conservanti. Meno male che vivo in mezzo agli americani che mangeranno pure tonnellate di schifezze, ma si travestono in modo meraviglioso, si divertono un sacco e addobbano le case che neanche un set cinematografico holliwoodiano farebbe meglio.

Fate sogni d’oro e mi raccomando, lavatevi i denti!

 

 

 

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